
La figura torreggiava all’interno della pagina. Non si capiva bene se si trattasse effettivamente di un gioco di prospettive, oppure se fosse davvero così mastodontica. L’essere era seduto, sopra quello che a tutti gli effetti pareva un trono in pietra. Una moltitudine di incisioni erano raffigurate su di esso. Incisioni che ricordavano in modo fin troppo palese quelle della statuetta. Kael tremava, tenendo saldamente il vecchio libro tra le mani. “Le Divinità del Sottosuolo”, così si intitolava, e Kael giurò di aver già sentito in un’altra occasione questo titolo. Un mucchio di pensieri gli scombussolarono la mente, ma uno più di tutti era riuscito a insinuarsi: sapeva bene quale creatura fosse quella rappresentata.
La sua corporatura alta e snella, di un colorito violaceo, adornata da abiti verosimilmente sacerdotali. Priva di capelli, sfoggiava un cranio perfettamente tondo e glabro. I suoi occhi, neri come la notte, interrotta solo dal colore ambrato di quelle che parevano pupille romboidali. Tutto molto evocativo, certo, ma non quanto i tentacoli che fuoriuscivano dal suo volto.
